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 «Arrivano da tutte le parti, i barbari. E un po’ questo ci confonde, perché non riusciamo a tenere in pugno l’unità della faccenda, un’immagine coerente dell’invasione nella sua globalità. Ci si mette a discutere delle grandi librerie, dei fast-food, dei reality show, della politica in televisione, dei ragazzini che non leggono, e di un sacco di cose del genere, ma quello che non riusciamo a fare è guardare dall’alto, e scorgere la figura che gli innumerevoli villaggi saccheggiati disegnano sulla superficie del mondo. Vediamo i saccheggi, ma non riusciamo a vedere l’invasione. E quindi a comprenderla»

I Barbari – Saggio sulla mutazizone, A. Baricco

Barbaro è un vocabolo antico, quasi primordiale, usato per indicare colui che ci è straniero anche culturalmente. Ed esprime perfettamente tutto il nostro disprezzo e la nostra diffidenza nei confronti dell’altro: uno culturalmente inferiore. Uno che sta al-di-là del confine, spesso più a Sud o più ad Est. Uno affamato, e affamato del nostro mondo. Uno dal quale difendersi. E dal quale difendere tutto ciò che è “nostro” – le nostre donne, le nostre case, il nostro lavoro – per rimarcare quel confine che sentiamo violato, scavalcato.

Gli antichi Greci sono stati i primi ad usare la parola “barbaro”, coniandola sulla base della ripetizione (bar-bar) che sentivano nella parlata straniera: quella di coloro che vivano appena oltre i loro confini. Ma è stata ripresa molte volte nei secoli – avete presente le invasioni barbariche? Beh, dopo 2500 anni stiamo ancora parlando di “invasione” e di “barbari”. Nonostante la più grande opera di barbarizzazione del mondo l’abbiano compiuta proprio gli europei nel corso dei secoli, i barbari sono però sempre rimasti gli altri. Quei migranti che alla fine sono diventati nostri nonni, madri, zii mentre la Storia, come la centrifuga di una lavatrice, mescolava culture, lingue e tradizioni.

E pian piano abbiamo capito che persino i nostri figli erano dei piccoli barbari in erba. Che suonavano qualcosa che non capivamo, ascoltavano una musica assurda e comunicavano tra loro in un linguaggio incomprensibile.

Ecco, questo blog nasce dalla necessità di ricordare che i barbari sono tra noi, e ci stanno bene. Che i barbari siamo noi. E che se tutti siamo stranieri, allora nessuno è più straniero.

Ci vediamo ogni venerdì, alle 19. Attenti ai corsivi.

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